giovedì 27 agosto 2009

La giustizia italiota.

In Italia la giustizia ha un prezzo ed una classe sociale. Mi è bastato vedere i vari Tg per capire come sia semplice riabilitare un reato come quello avvenuto per il Massacro del Circeo.
E' sempre stato uno studente meritevole, si è laureato in prigione e arriva da una famiglia per bene, insomma il figlio che ogni padre desidererebbe, poi chiunque può commettere degli errori, ma G.Guido si è pentito di aver ucciso e stuprato delle donne. Questo è un paese senza vergogna e dignità, corrotto e marcio dove il potere si permette l'impunità alla luce del sole.
Stiamo vivendo l'epoca più marcia e corrotta di questa nazione degradata. Un'Italia inebetita e passiva di fronte ad ogni impunità e corruzione, ci crediamo più furbi e più in gamba degli altri, purtroppo pagheremo questo atteggiamento.
Pian piano questa classe dirigente incapace ci sta portando verso la periferia del mondo civilizzato.

Articolo da Il Salvagente.it

Libero Gianni Guido, uno dei killer del Circeo: ''fine pena'' intollerabile e immeritato

L'ergastolo commutato in 30 anni. Scontati solo la metà. Un fumetto racconta.

Alla fine anche Gianni Guido (in una foto d'epoca) è libero, per fine pena. Era uno dei killer del massacro del Circeo, quelli che attirarono in una trappola due povere ragazze, uccidendone una e lasciando l'altra - che credevano morta - in fin di vita.
L'intera storia è stata raccontata nuovamente di recente da un libro a fumetti, Il massacro del Circeo, edito da Becco giallo. E si tratta di una storia di colpevoli omissioni. Si pensi che proprio Guido, condannato all'ergastolo nel 1976, vide poi ridursi la pena a 30 anni nel 1980, ma è stato latitante fino al 1994 e ora ha già finito di scontare la sua pena. E questo addolora quanti credono che debba esserci un rapporto tra i delitti e le pene.

La sorella di Rosaria è incredula: ho perso fiducia nella giustizia

Lo dice, chiaro e forte, la sorella di Rosaria Lopez, la giovane che non è sopravvisuta al massacro di quella notte: "Appena ho letto sul Televideo che Gianni Guido era libero mi sono sentita male, ed è stato in quel momento che ho perso qualunque fiducia nella giustizia".
Tiziana Lopez non ha dubbi: "Guido doveva restare in prigione per sempre". E ricorda: "Dopo aver seviziato mia sorella per ore si prese una pausa per andare a cena a casa, a Roma, e poi tornare al Circeo a finire quelo che aveva cominciato...è stato la personificazione del male...e non ha affatto scontato la sua pena: è scappato all'estero, ha fatto gran parte della condanna ai servizi sociali".
Tiziana parla anche per difendere la memoria di Donatella, la ragazza che pur scampando al massacro (fingendosi morta), non è sopravvisuta al cancro che l'ha colpita anni dopo: "Abbandonata dalle istituzioni. Mentre avrebbe dovuto essere curata dal migliore psicoterapeuta di Roma, con i soldi delle famiglie Izzo, Guido e Ghira, che l'avevano ridotta all'incapacità di vivere".

Una storia di omissioni

Del resto questa è tutta una storia di "giustizia lenta" e di colpevoli omissioni. Nel 1974, Angelo Izzo, studente di medicina, violenta due ragazze. Lo condannano a due anni e mezzo di carcere. Ma non passa neppure un giorno in galera, perché è un giovane incensurato e di buona famiglia - vi dicono niente i due termini? - e ottiene, per questo, “la sospensione condizionale della pena”.
Altrimenti sarebbe stato in galera il 29 settembre del 1975 quando, assieme all’amico Gianni Guido, carica su una 127 bianca due ragazze di una zona popolare. Donatella Colasanti e Rosaria Lopez - 18 anni l’una, 17 l’altra - non vengono portate a Lavinio per una festa, come era stato promesso dai “ragazzi dei Parioli”, gli insospettabili del “quartiere bene” per antonomasia di Roma.
Ma nella villa del Circeo di Andrea Ghira, che in quel momento non c’è, ma poi arriverà anche lui sulla scena del crimine.

Seviziate e stuprate in ogni modo

Dal momento dell’arrivo le ragazze saranno seviziate e stuprate in ogni modo e alla fine Rosaria sarà uccisa e Donatella si salverà solo perché ha avuto un barlume di lucidità nella sofferenza e si è finta morta.
Giova, di questi tempi, prendersi in mano Il massacro del Circeo, (appena stampato da Becco Giallo, 160 pagine, 15 euro).
Si tratta di un fumetto-verità, curato da Leonardo Valenti (sceneggiatore tv, tra l’altro di Romanzo criminale) e da Fabiano Ambu (disegnatore di Nemrod) che ripercorre un delitto che sconvolse l’opinione pubblica.
E per diverse ragioni: l’atroce sorte delle ragazze, con Donatella trovata ancora viva per miracolo nel bagagliaio della 127, accanto al cadavere di Rosaria; la provenienza sociale degli stupratori (tutti “ragazzi” bene, con qualche marachella - tipo stupro o rapina - alle spalle); l’ideologia neofascista, infine, che li accomunava e che gli faceva considerare due ragazze “povere” alla stregua di “cose” su cui esercitare il loro dominio.

Era già stato condannato all'ergastolo, pena poi ridotta a 30 anni

E anche sulle pene ci fu poi da discutere. Il 29 luglio del 1976, la Corte d’Assise di Roma dichiarò, infatti, tutti e tre gli imputati colpevoli e li condannò all’ergastolo. Quattro anni dopo, la condanna di Gianni Guido fu ridotta a 30 anni.
Ma Andrea Ghira latitante era e tale rimase finché il suo corpo non fu ritrovato in Africa nel 2005. Non passò un solo giorno in prigione. Gianni Guido, che pure era evaso due volte, ha scontato solo 14 anni di carcere e poi - riconoscendogli la “buona condotta” - è stato affidato ai servizi sociali. Nel 2001 anche Angelo Izzo mette piedi fuori dal carcere “in semilibertà”. Quattro anni dopo confessa di aver ucciso altre due donne (la madre con cui aveva una relazione e la figlia di 14 anni). Era già successo.
Donatella Colasanti, dopo una vita di aspre battaglie, è morta anche lei, nel 2005, per un tumore al seno.

2 commenti:

Luca Di Simone ha detto...

Non credo si possa sfuggire alle legge per 14 anni e poi passarne solo 15 al gabbio sui 30 previsti.

In un altro sistema ai 30 anni avrebbero aggiunto gli anni previsti per chi si da alla fuga.

Ma siamo in Italia. Ed in Italia o si è impunibili o si è sempre e cmq "rieducabili" e "ravveduti".

Come ha dimostrato il "compagno di merende" di questo individuo.

Capitan Ambù ha detto...

Concordo,ti linko e ti faccio i complimenti per i tuoi lavori.